Il Vesuvio ha prodotto almeno 54 eruzioni confermate dall'ultima Era Glaciale, sebbene quella che tutti ricordano sia quella del 79 d.C., quando seppellì Pompei ed Ercolano sotto detriti vulcanici in meno di un giorno. L'ultima eruzione del vulcano risale al marzo del 1944, e non si è affatto spento, bensì costantemente monitorato: sismografi e sensori di gas intorno al cratere lo tengono sotto controllo 24 ore su 24. Conoscere il suo passato è la guida migliore per capire cosa potrebbe fare in futuro.
Questa cronologia spazia dalle forze geologiche che hanno formato la montagna fino a ogni grande eruzione registrata, rispondendo poi alla domanda che la maggior parte dei viaggiatori si pone prima di prenotare un biglietto: è sicuro camminare sull'orlo oggi? Breve risposta: sì, in condizioni normali, e le autorità del Parco Nazionale del Vesuvio mantengono una sorveglianza tale da escludere sorprese.
Il Vesuvio in sintesi
- Posizione: sul golfo di Napoli, a circa 9 km a est di Napoli, in Campania
- Altitudine: 1.281 m — il valore cambia dopo che le grandi eruzioni rimodellano il cono
- Tipo: somma-stratovulcano, parte dell'arco vulcanico campano
- Età: il cono attuale ha circa 17.000 anni; il vulcanismo qui risale a 300.000-400.000 anni fa
- Ultima eruzione: 17-23 marzo 1944
- Stato: attivo e continuamente monitorato, classificato come Decade Volcano
La denominazione di Decade Volcano deriva dalla densità di popolazione, non dalla furia: circa 3 milioni di persone vivono abbastanza vicino da essere colpite da una grande eruzione, e circa 700.000 si trovano all'interno della zona rossa ufficiale più vicina al cratere. Quante volte è realmente eruttato? Dipende da chi fa il conto. Il Global Volcanism Program dello Smithsonian registra 54 eruzioni confermate nell'Olocene, mentre i vulcanologi della Oregon State University stimano che il numero dal solo 79 d.C. si aggiri intorno a trentasei. In ogni caso, non parliamo di una montagna che erutta una volta al secolo per poi fermarsi.
Perché il Vesuvio erutta: Formazione e Geologia
Il Vesuvio sorge sopra una zona di subduzione in cui la zacca africana scorre sotto quella eurasiatica, parte di una catena di vulcani chiamata arco vulcanico campano. Quella collisione spinge il magma verso l'alto attraverso la crosta terrestre, e il Vesuvio attinge a un serbatoio situato a circa 8 km di profondità: abbastanza superficiale da permettere una rapida accumulazione di pressione non appena il sistema si attiva.
La montagna che vediamo oggi è in realtà formata da due vulcani concentrici. Il Monte Somma è il cono più antico; la sua caldera è collassata circa 17.000-18.000 anni fa in una massiccia eruzione, e il più giovane Gran Cono è cresciuto all'interno di quel bordo collassato in seguito, registrando una forte crescita in particolare durante l'eruzione del 79 d.C. La cresta a ferro di cavallo del Somma circonda ancora il lato settentrionale della cima moderna, separata da essa dalla Valle del Gigante.
Ciò che rende il Vesuvio pericoloso anziché semplicemente attivo è la sua chimica. Il magma qui è povero di silice e ricco di potassio, producendo fonolite durante le eruzioni più violente: una composizione che trattiene i gas invece di rilasciarli gradualmente. Piuttosto che i lenti flussi di lava tipici di un vulcano a scudo, il Vesuvio tende ad accumulare pressione fino a liberarla tutta in una volta, nelle imponenti colonne esplosive note come eruzioni pliniane.
L'eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei, ora per ora
Diciassette anni prima dell'eruzione, un potente terremoto nel 62 d.C. danneggiò gli edifici in tutta Pompei ed Ercolano. I lavori di riparazione erano ancora in corso quando la terra ricominciò a tremare, questa volta come preludio. Nessuno nella regione aveva visto il Vesuvio eruttare a memoria d'uomo, quindi nessuno comprese il significato di quei terremoti.
Il giorno dell'eruzione, la montagna scagliò nel cielo una colonna di cenere, pomice e gas alta circa 33 km, eiettando materiale a un ritmo di circa 600.000 metri cubi al secondo al suo apice. Pompei, sottovento, trascorse le successive 18-19 ore a essere sepolta da una pioggia costante di pomice e cenere, con i tetti che crollavano sotto il peso prima che i flussi piroclastici ad alta velocità completassero l'opera verso l'alba successiva.
Ercolano, più vicina al vulcano ma protetta dal vento, soccombette più rapidamente. I flussi piroclastici raggiunsero circa i 400°C e si mossero a quasi 100 km/h, uccidendo chiunque si trovasse sul loro cammino nel giro di pochi minuti e seppellendo la città sotto materiale vulcanico in circa due ore. Quel calore estremo è anche il motivo per cui a Ercolano si sono conservati legno, stoffa e cibo che la sepoltura più lenta di Pompei ha invece distrutto.
Quasi tutto ciò che sappiamo in prima persona proviene da Plinio il Giovane, che all'epoca aveva 17 anni, il quale assistette all'eruzione dall'altra parte del golfo di Napoli, a Miseno, e successivamente scrisse due lettere descrittive allo storico Tacito. Suo zio, Plinio il Vecchio, comandava la flotta romana e salpò verso l'eruzione per tentare un salvataggio, trovando la morte a Stabiae. I vulcanologi usano ancora oggi il termine 'eruzione pliniana' per indicare questo tipo di evento esplosivo continuo e ad alta colonna, prendendo il nome dal nipote che lo documentò.
Più di 1.000 vittime sono state ritrovate a Pompei e nell'area circostante, sebbene il bilancio reale sia sconosciuto; le stime regionali per l'intera eruzione arrivano a diverse migliaia. Perfino la data è oggetto di dibattito: il resoconto tradizionale la colloca al 24 agosto, ma il rinvenimento di corpi che indossano abiti più pesanti e scorte di prodotti autunnali ha spinto alcuni ricercatori a propendere per ottobre o novembre. Chiunque desideri un quadro più completo di ciò che resta da vedere può consultare la nostra guida all'escursione di un giorno a Pompei.
Tutte le principali eruzioni del Vesuvio dal 79 d.C. (Tabella cronologica)
Il 79 d.C. è l'eruzione che tutti ricordano, ma il Vesuvio ha continuato a eruttare per oltre 1.800 anni, con cicli di intensità estremamente variabile. Un resoconto completo conterebbe 54 voci, la maggior parte delle quali minori; ecco quelle che hanno fatto la storia.
| Anno/i | Carattere | Impatto |
|---|---|---|
| 79 d.C. | Eruzione pliniana, VEI 5 | Ha seppellito Pompei, Ercolano e Stabiae; oltre 1.000 morti confermati |
| 472 d.C. | Grande eruzione esplosiva | Una delle prime grandi esplosioni post-79 d.C.; la cenere arrivò fino a Costantinopoli |
| 1631 | Grande eruzione esplosiva | ~3.000-4.000 morti; la lava raggiunse la costa |
| 1906 | Grande eruzione, formatosi un nuovo cratere | Villaggi distrutti; oltre 100 morti; inviati soccorsi internazionali |
| 1913-1944 | Lungo ciclo eruttivo | Tre decenni di attività minore quasi continua |
| 1944 (17-23 marzo) | Fontane di lava alte fino a 800 m | San Sebastiano al Vesuvio distrutta; ~7.000 evacuati; ~26 morti |
Tra un evento importante e l'altro, il Vesuvio è raramente rimasto del tutto tranquillo. Le cronache menzionano attività nel 172, 512, 685, 787, 968 e 1037, e dopo il 1631 la montagna si è stabilizzata in cicli eruttivi quasi continui, con eruzioni notevoli nel 1660, 1694, 1707, 1737, 1760, 1779, 1794, 1822, 1850, 1861 e 1872. Delle 53 eruzioni dell'Olocene classificate per gravità, la maggior parte — ben 29 — si attesta sul VEI 3, forte ma di portata locale; 8 raggiungono il VEI 4 e 5 raggiungono il VEI 5, la stessa categoria del 79 d.C.
L'eruzione del 1631 è la più letale dell'era moderna: una forte esplosione uccise un numero stimato tra le 3.000 e le 4.000 persone e spinse i flussi di lava fino alla costa. Diede inoltre il via a un andamento più duraturo: per i tre secoli successivi il Vesuvio rimase raramente inattivo a lungo, a differenza della relativa quiete seguita al 1944 (nota: nel testo originale si riferisce al periodo post-79, ma qui si parla del post-1631). L'eruzione del 1906 aprì un nuovo cratere e rase al suolo i villaggi lungo le pendici, mentre il ciclo 1913-1944 si protrase a intermittenza per tre decenni prima di concludersi con l'eruzione a cui chiunque sia in vita oggi avrebbe potuto assistere.
Quell'ultima eruzione ebbe inizio il 17 marzo 1944 e durò sei giorni. Le fontane di lava schizzarono fino a 800 metri di altezza, i flussi distrussero il paese di San Sebastiano al Vesuvio e circa 7.000 residenti furono evacuati; circa 26 persone persero la vita nonostante l'evacuazione. Da allora il Vesuvio è rimasto in superficie del tutto silenzioso: sono trascorsi più di 80 anni.
Il Vesuvio erutterà di nuovo? Monitoraggio e rischi futuri
Quasi certamente sì. Il Vesuvio è attivo, non dormiente in senso permanente, e i geologi lo considerano in ritardo rispetto ai consueti intervalli tra le grandi eruzioni del passato. Ciò non significa che un evento sia imminente, ma che la montagna ne è capace e nessuno può stabilirne la data.
L'Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 come primo istituto al mondo dedicato al monitoraggio vulcanico, continua a sorvegliare la montagna insieme all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Gli strumenti tengono d'occhio i microterremoti, le variazioni nelle emissioni di gas dalle fumarole sommitali e la deformazione del suolo che segnalerebbe il movimento del magma verso la superficie. Nessuno di questi segnali mostra attualmente una tendenza verso un'eruzione.
La posta in gioco spiega l'importanza di questo monitoraggio. Circa 700.000 persone vivono all'interno della zona rossa ufficiale più vicina al vulcano, e la popolazione a rischio nell'intera area metropolitana di Napoli si estende a milioni di persone. Il Dipartimento della Protezione Civile italiano mantiene un piano per evacuare la zona rossa entro circa 72 ore dai primi segnali di serio allarme, un piano che dipende interamente dalla capacità dell'osservatorio di cogliere tempestivamente tali indizi.
È una massa enorme di persone da spostare rapidamente. Finora, fortunatamente, il vulcano non ha offerto agli scienziati alcun motivo per testarlo.
È sicuro visitare il Vesuvio oggi?
Sì, in condizioni normali. Il sentiero del cratere — il Sentiero n. 5 che sale al Gran Cono — è aperto al pubblico tutti i giorni dell'anno e il parco vende biglietti a orario prestabilito online anziché tramite botteghino fisico senza prenotazione. Il biglietto intero costa circa 10 €, con una tariffa ridotta a 8 € per i minori di 25 anni; controllate gli orari di apertura e le tariffe aggiornati prima di partire, poiché gli orari stagionali variano nel corso dell'anno.
Le chiusure si verificano, ma quasi sempre a causa del maltempo. Forti venti, piogge intense o neve possono far chiudere il sentiero con breve preavviso, poiché la cenere vulcanica smossa rende il terreno scivoloso e infido, e l'autorità della Protezione Civile può sospendere la vendita dei biglietti non appena viene emessa un'allerta meteo arancione. Si tratta di una tempesta, non di un allarme magmatico.
Se il Vesuvio dovesse muoversi verso una vera eruzione, l'allarme verrebbe registrato dagli strumenti — terremoti, variazioni di gas, rigonfiamento del suolo — molto prima che si rifletta sul sentiero. Gli scienziati non si aspettano sorprese improvvise, bensì settimane di preavviso osservabili in tempo reale. Raggiungere il cratere è inoltre molto semplice: consultate la nostra guida ai trasporti e alle indicazioni per il percorso in treno e navetta da Napoli.
Abbinate l'escursione alle rovine che quel vulcano ha generato. Pompei ed Ercolano si trovano a 20-30 minuti dall'attacco del sentiero, e la maggior parte dei visitatori compie entrambe le esperienze in un solo giorno. Se preferite affidarvi ad altri per la gestione di biglietti e trasporti, un tour guidato del Vesuvio e di Pompei unisce la scalata al cratere all'ingresso prioritario senza file alle rovine.
Frequently asked questions
Quante volte è eruttato il Vesuvio?
Dipende da come si effettua il conteggio. Il Global Volcanism Program dello Smithsonian elenca 54 eruzioni confermate durante l'Olocene, mentre i vulcanologi della Oregon State University stimano che il numero dal solo 79 d.C. sia di circa trentasei. In entrambi i casi è evidente che non si tratta di un vulcano che erutta raramente.
Quando è avvenuta l'ultima eruzione del Vesuvio?
Tra il 17 e il 23 marzo 1944, al termine di un ciclo eruttivo proseguito a intermittenza dal 1913. Da allora non si è più verificato nulla: più di 80 anni di silenzio in superficie, sebbene il vulcano sottostante rimanga estremamente vitale.
Il Vesuvio erutterà di nuovo?
Quasi certamente. È un vulcano attivo e i geologi ritengono che i tempi siano maturi, basandosi sugli intervalli passati tra le eruzioni maggiori. L'Osservatorio Vesuviano e la Protezione Civile italiana lo monitorano costantemente per rilevare i terremoti, le variazioni dei gas e il rigonfiamento del suolo che precederebbero qualsiasi nuova attività.
Qual è stata l'eruzione del Vesuvio più letale?
Quella del 79 d.C. è la più letale e famosa, sebbene il bilancio esatto sia incerto: oltre 1.000 resti confermati e stime regionali che arrivano a migliaia. Tra le eruzioni moderne ben documentate, quella del 1631 è la peggiore, con un bilancio stimato tra le 3.000 e le 4.000 vittime e flussi di lava spinti fino alla costa.
È sicuro visitare il Vesuvio oggi?
Sì, in condizioni meteorologiche e vulcaniche normali. Il sentiero del cratere è gestito dal Parco Nazionale del Vesuvio con biglietti online a orario (circa 10 €) e chiude quasi esclusivamente per maltempo e forti venti, non per rischi eruttivi.
Cos'è un'«eruzione pliniana» e perché prende il nome dal Vesuvio?
Prende il nome da Plinio il Giovane, che assistette all'eruzione del 79 d.C. dall'altra parte del golfo di Napoli e la descrisse in due lettere a Tacito dopo che suo zio, Plinio il Vecchio, morì cercando di compiere un salvataggio. Oggi il termine descrive qualsiasi eruzione caratterizzata da una colonna esplosiva continua e ad alta quota simile a quella che seppellì Pompei.
Quanto è alto il Vesuvio e la sua altezza cambia?
Si erge a 1.281 m (4.203 piedi) secondo la misurazione più recente. Questo numero cambia nel tempo, poiché le eruzioni principali del 1631 e del 1944 hanno rimodellato il cono sommitale, il Gran Cono, aggiungendo o rimuovendo materiale in cima.
Quante persone sarebbero a rischio se il Vesuvio eruttasse di nuovo?
Circa 700.000 persone vivono all'interno della zona rossa ufficialmente definita più vicina al vulcano, e le stime per la popolazione più ampiamente colpita raggiungono i milioni nell'area di Napoli. Il piano di evacuazione italiano è strutturato per sgomberare la zona rossa in circa 72 ore da un avviso serio.
Fonti
- en.wikipedia.org/wiki/Mount_Vesuvius
- en.wikipedia.org/wiki/Eruption_of_Mount_Vesuvius_in_79_AD
- britannica.com/place/Vesuvius
- parconazionaledelvesuvio.it/en
- protezionecivile.gov.it/en/approfondimento/national-civil-protection-plan-volcan
- volcano.oregonstate.edu/faq/what%E2%80%99s-most-recent-eruption-vesuvius-and-wil
